Catania: è morta Ida Carrara, moglie di Turi Ferro

S’è spenta, oggi a Catania, Ida Carrara, attrice e moglie di Turi Ferro.
Il Sindaco, “Catanese d’adozione anche se non di nascita, ha dato lustro alla nostra città con le sue indimenticabili interpretazioni dei personaggi pirandelliani accanto al marito Turi Ferro”.

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“Con Ida Carrara se ne va una delle ultime grandi signore del Teatro italiano”.
Così il sindaco di Catania Enzo Bianco ha ricordato la grande attrice, compagna di vita dell’indimenticabile Turi Ferro, madre di Guglielmo e Francesca Ferro, rispettivamente regista e interprete, e zia di Fioretta Mari.
“Avevo – ha detto Bianco – un rapporto personale molto forte con Ida Carrara, così come lo avevo avuto con Turi Ferro. Con le sorelle maggiori, Franca Manetti e Maria Tolu, aveva calcato i palcoscenici di tutt’Italia come si conveniva alle rappresentanti di una famiglia teatrale attiva fin dall’Ottocento. Catanese d’adozione, ha dato lustro alla nostra città con le sue indimenticabili interpretazioni dei personaggi pirandelliani accanto al marito. Ma il suo straordinario magnetismo lo ha dimostrato fino alle sue ultime rappresentazioni, con il pubblico che le tributava applausi a scena aperta”.

“Catania dunque – ha concluso il Sindaco – dopo averla amata e applaudita, adesso la piange, tributandole un commosso saluto e stringendosi attorno ai figli Enzo, Guglielmo e Francesca”.
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Di seguito un’intervista dell’anno 2000 di Carmelo Aurite a Turi Ferro.

Mi sento un contemporaneo

 

Una vita da restauratore del teatro in Sicilia e da interprete delle commedie di Pirandello, Verga, Capuana, Sciascia, Brancati. Ha lavorato per il cinema (Un uomo da bruciare, 1962; Malizia, 1973; Vergine e di nome Maria, 1975; E poi se ne vanno?, 1989; Malizia 2000,1991) e anche per la televisione.

Un attore, quindi, ma soprattutto un grande uomo dalla vivida speme. Parliamo, naturalmente, di Turi Ferro, col quale abbiamo ripercorso i suoi passi nell’intricato sistema teatrale e nella quotidianità, in presagio di una prospettiva futura migliore.

Maestro, un colosso del teatro, quale lei è, ha debuttato su un palcoscenico altrettanto rinomato?

“No. Forse ti sorprenderà, eppure, come te e tante persone che conosci, ho esordito nelle parrocchie. Le mie fatiche si sono, quindi, evolute dai Salesiani, i teatrini cosiddetti non ufficiali. A distanza di tempo, ritengo che l’impresa sia stata splendida e quasi facile, soprattutto per essere riconoscente a nessuno. Ho avuto tanto spazio e con la forza di volontà sono riuscito a fare quello che prediligevo. Oggi è necessario un po’ d’impegno in più, visto che sta scemando, nella nostra terra, l’attenzione verso la sfera culturale. V’è, purtroppo, molta distrazione e si cerca di ridere a basso costo”.

Il progredire delle nuove tecnologie (Tv-Radio-internet) lo preoccupano per l’incolumità del teatro?

“Si, molto. Il teatro si espleta di notte perché non ha audience e, al contrario, il mondo dello spettacolo si basa sostanzialmente sul business. La recitazione è stata, da sempre un’arte povera, persuasa soltanto dalla speranza di cambiamenti favorevoli”.

Può crearci un parallelismo tra il suo mondo vagheggiato e il reale?

“Auspico, spesso, un mondo in cui si parli di più tra gli uomini. Il mio universo ordinario è contraddistinto da tante sollecitazioni. Già dopo il mio risveglio, sono in piena attività per vigilare su parecchie realtà”.

A tal proposito, sappiamo che è parecchio guardingo sui giovani; che genere di consigli dispensa loro abitualmente?

“Mi sento un contemporaneo e adoro stare in contatto con i giovani, sicuro che da loro questa nostra terra ricaverà ancora qualcosa di buono. In genere apprezzo i fermenti giovanili nel modo un cui si manifestano. Tuttavia, raccomando alle nuove leve, che spesso costituiscono parte integrante dei miei spettacoli, di aver molta oculatezza in quanto il mondo sta folleggiando col fuoco e, per non scottarsi, bisogna bagnarsi d’Acqua Santa. In altre parole è importante fare esami di coscienza, badare non solo a se stessi ma anche agli altri, creare cerchi di solidarietà per uscire da certe vie che conducono al nulla”.

Il suo temperamento richiama alla memoria quello del nostro Papa; qual è il suo credo e la sua considerazione su Karlo Wojtyla, che come lei ha tanta fiducia nella verde età?

“Sono religioso e cerco d’essere un buon cristiano. Inoltre, ammiro il nostro attuale Papa perché possiede uno spirito immenso ed è un gran trascinatore. Giovanni Paolo II è un pastore che segue benissimo le orme di Giovanni XXIII.

Condivido appieno Wojtyla nel suo saper essere parroco di campagna e nel suo rivolgersi ai ragazzi. Noi d’età avanzata possiamo rinnovarci solo con i giovani”.

In conclusione, quale esortazione vuol trasmettere ai nostri lettori?

“Nessun monito, perché sarà certamente una schiera di lettori educati. Ciò lo intuisco dal mio interlocutore. Spero, allora, d’incontrarli al più presto dal vivo!

Pubblicato il 5 dicembre 2013 su ALL NEWS. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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