Catania: Protocollo tra Comune e Croce rossa per dare un nome ai migranti che non ce l’hanno fatta

Dare un nome a chi ha perso la vita per fuggire da guerre, fame, violenza. E’ l’obiettivo che parte da Catania, primo comune in Italia a sottoscrivere un protocollo d’intesa per le attività di Restoring Family Links (Rfl, ricongiungimento dei legami familiari) avviate dalla Croce rossa italiana. A siglare l’accordo, nel Palazzo degli Elefanti, il sindaco Enzo Bianco con Stefano Principato, presidente del Comitato catanese della Croce rossa italiana (Cri).
Insieme alla Croce rossa partecipa al progetto di ricongiungimento il Cnrs (Centre national de la recherche scientifique et laboratoire d’etnologie et de sociologie comparative) dell’Università di Parigi Nanterre e dell’Università canadese di Montreal.
Entrambi i poli universitari, parte attiva del Mecmi (programma di ricerca nazionale sui morti nel contesto della migrazione), erano rappresentati stamane in municipio da Carolina Kobelinsky, ricercatrice del Cnrs, e Filippo Furri ricercatore di antropologia dell’Università di Montreal. Referente della Cri di Catania per il progetto è Silvia Dizzia.
Nella mission della Croce rossa rientrano la ricerca dei dispersi e la riunificazione di famiglie separate da conflitti, disastri e migrazioni.
Con il progetto l’organismo internazionale si occuperà anche di ricostruire il percorso dei migranti che non sono riusciti a sopravvivere per ridare loro la giusta identità piuttosto che un numero in un cimitero lontano da casa.
Catania, per i recenti trascorsi, è una delle mete principali dei flussi migratori e pur dando una sepoltura dignitosa a chi non ce l’ha fatta, non è in grado di poter identificare in molti casi le vittime.
“Un accordo molto importante – ha detto il sindaco Bianco – che conferma l’attenzione e la sensibilità della nostra città verso i migranti. Mi farò promotore dell’iniziativa attraverso l’Anci, sono certo che molti altri comuni seguiranno l’esempio di Catania”.
Restoring family links, attraverso gli accordi con il Comune, realizzerà una mappatura del cimitero relativa alla presenza di salme di migranti senza nome, creerà un data base con gli elementi raccolti attraverso gli uffici cimeteriali in continuo aggiornamento.
Questi dati saranno poi incrociati con le Tracing request (ovvero le richieste dei familiari) raccolte dalla Cri con formulari internazionali e con i dati delle altre istituzioni che si occupano di migranti. Lo studio permetterà in molti casi di poter ricostruire storie, percorsi, identità.
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Pubblicato il 20 marzo 2018 su ALL NEWS. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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