Catania: Omelia Mons. Salvatore Gristina 17Agosto 2018

Basilica Cattedrale

 

17 Agosto 2018

 

892 ANNIVERSARIO DELLA TRASLAZIONE DELLE RELIQUIE

DI SANT’AGATA

 

Omelia

 

 

        Fratelli e Sorelle nel Signore,

 

  1. Oggi la città di Catania, degnamente rappresentata da noi devoti agatini, ricorda una circostanza particolarmente bella che ci permette di stringerci attorno all’amata Santa Patrona, la concittadina Agata vergine e martire.

Siamo, infatti, qui in Cattedrale per partecipare alla Santa Messa ed alla processione nel ricordo del 892mo anniversario del ritorno del corpo di Sant’Agata a Catania.

Come ben sappiamo, nel 1040 le reliquie della nostra Patrona erano state imbarcate, dal generale bizantino Giorgio Maniace, per essere portate a Costantinopoli. Secondo la tradizione, tale doloroso distacco, la partenza, avvenne dal luogo dove sorge, nell’attuale via Dusmet, l’altarino a tutti noto come “a funtanedda” di Sant’Agata.

Purtroppo anche quest’anno essa è stata sfregiata: noi deploriamo il fatto, come è doveroso fare per qualsiasi offesa verso i luoghi cari a tutte le religioni, che devono essere rispettati sempre e ovunque.

 

  1. Era il 17 agosto 1126 quando i catanesi, dopo 86 anni di attesa, guidati dal vescovo Maurizio, si recarono ad Acicastello per accogliere il corpo di Agata riportato in Città dai benemeriti Gisliberto e Goselino.

Come ha ricordato la preghiera che ho rivolto al Padre a nome di tutti, ciò avvenne perché Dio ha voluto conservare alla venerazione dei fedeli – e quindi anche alla nostra – il corpo della Beata Agata vergine e martire. Siamo qui, dunque, per ringraziare il Signore per questo prezioso e significativo dono.

Dobbiamo ringraziare il Signore certamente con la nostra devota e gioiosa presenza, come accade adesso; ma, lo sappiamo bene, ciò non basta. L’autentico ringraziamento deve coinvolgere anche il nostro comportamento quotidiano, personale e comunitario.

Ho, infatti, chiesto al Padre, come frutto dell’odierna ricorrenza, di farci “crescere come tempio vivo dello Spirito, per risorgere con Cristo a vita nuova”.

 

  1. Onorare Sant’Agata significa, quindi, renderci conto che in noi e in ogni persona, nessuna esclusa, c’è una dignità inviolabile che sempre deve essere rispettata.

Come già accennavo, ci dispiace l’offesa arrecata all’altarino di Sant’Agata.

Ci deve, però, dispiacere e preoccupare di più qualsiasi offesa verso le persone, e particolarmente quelle più deboli e più fragili, quelle che, per usare una forte espressione di Papa Francesco, ci mettono a contatto con la carne sofferente di Cristo.

Sono carne sofferente di Cristo tutte le persone che dobbiamo onorare con ogni attenzione e concretamente esercitando nei loro riguardi, non solo quanto le norme civili stabiliscono, ma anche, cristianamente parlando, tutte quelle opere di misericordia corporale e spirituale che la tradizione della Chiesa ha sempre favorito. (opere di misericordia spirituale: 1- Consigliare i dubbiosi 2- Insegnare agli ignoranti 3- Ammonire i peccatori 4- Consolare gli afflitti 5- Perdonare le offese 6- Sopportare pazientemente le persone moleste 7- Pregare Dio per i vivi e per i morti – e in questo momento, il nostro pensiero e la nostra preghiera vanno alle vittime della terribile tragedia di Genova; opere di misericordia corporale: 1- Dar da mangiare agli affamati 2- Dar da bere agli assetati 3- Vestire gli ignudi 4- Alloggiare i pellegrini 5- Visitare gli infermi 6- Visitare i carcerati 7- Seppellire i morti).

Si tratta di un programma sempre attuale ed urgente cui nessuno può esimersi. Come discepoli di Gesù possiamo rendere più preziosi ed utili tutti questi atteggiamenti intravedendo nelle persone che soffrono il volto sofferente di Gesù stesso.

Dobbiamo, allora, tutti impegnarci affinché la nostra Città, il nostro territorio, le nostre parrocchie siano sempre più ambienti dove ogni persona venga rispettata nella propria dignità e soccorsa nelle difficoltà. Dobbiamo gareggiare singoli cittadini ed istituzioni pubbliche, parrocchie e gruppi di volontariato civili ed ecclesiali, enti di assistenza e di beneficenza a fare di più e meglio e in ogni caso tutto quello che ci è possibile nei riguardi di quanti hanno bisogno.

Al riguardo, rivolgo un particolare augurio alla nuova Amministrazione cittadina, che per la prima volta vive l’incontro con la Patrona Agata, affinché possa continuare nel bene già avviato ed esistente, intensificandolo alla luce degli impegni assunti e delle attese degli elettori.

 

  1. Come possiamo facilmente comprendere, tutto ciò esige anzitutto il riconoscimento che abbiamo bisogno di modificare tanti nostri modi di pensare e di comportarci. Abbiamo cioè bisogno di convertirci.

In tal senso, mi limito ad accennare che i Vescovi di Sicilia, lo scorso 9 maggio, abbiamo pubblicato una Lettera per ricordare il forte appello di San Giovanni Paolo II “Convertitevi” rivolto il 9 maggio 1993 ad Agrigento nella Valle dei Templi ai mafiosi, ai malavitosi di ogni specie, ma estensibile a quanti arrecano danno al bene comune, alla serenità e alla concordia dei cittadini.

Si tratta di un documento che nei prossimi mesi terremo presente nelle nostre parrocchie, nelle varie associazioni e ci auguriamo pure a livello di opinione pubblica.

Dedicheremo anche la dovuta attenzione all’Esortazione apostolica “Gaudete et Exultate” di Papa Francesco sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo, pubblicata il 19 marzo scorso, nella Solennità di San Giuseppe.

I due documenti indicano un cammino che tutti siamo invitati a percorrere rinunziando al peccato ed avanzando nel bene, nella santità che Papa Francesco descrive in termini particolarmente affascinanti.

 

  1. Saremo così veri discepoli del Signore, pieni di fiducia verso di Lui e pronti a darGli sempre testimonianza, come abbiamo ascoltato dalle stesse parole di Gesù (Mt 10, 28-33).

Potremo anche fare nostre le espressioni di Paolo nel brano della Lettera ai Romani (8, 31b – 39).

Sant’Agata ha accolto le parole di Gesù e Lo ha riconosciuto davanti a Quinziano come suo Signore e suo Sposo. Agata non ha permesso a Quinziano di separarLa dall’amore di Cristo: non si è lasciata sedurre da vane e fallaci promesse, né intimorire da crudeli minacce. Ed è per questo che noi la invochiamo come nostra Patrona, cioè come modello da imitare.

Carissimi devoti: dobbiamo essere fieri di Agata; dobbiamo lasciarci guidare dal suo esempio. Per questo guardiamo a lei, affinché anche in noi, per sua intercessione, risplenda la gloria della grazia divina, dell’autentica e piena vita cristiana, cioè della santità.

Così sia per tutti noi.

X Salvatore Gristina

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Pubblicato il 17 agosto 2018 su ALL NEWS. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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