Catania: confisca dei beni Ciancio

(foto frame da  Speciale “Liberi Tutti” di Luca Rea)


La Nota della Procura di Catania

In data 20 settembre 2018, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Catania, su richiesta della Procura Distrettuale di Catania, ha depositato un decreto di confisca previo sequestro del compendio patrimoniale di CIANCIO SANFILIPPO Mario.

Il Giudice – il primo ad avere valutato nel merito gli elementi acquisiti nel corso delle indagini – ha ritenuto la pericolosità sociale qualificata del proposto per la sussistenza a suo carico di gravi indizi del rilevante contributo fornito da CIANCIO SANFILIPPO Mario al raggiungimento delle finalità perseguite dalla famiglia catanese di cosa nostra  dagli anni Settanta dello scorso secolo sino al 2013 e ha disposto la confisca di tutto il patrimonio da questi acquisito nel periodo in cui è stata accertata tale pericolosità sociale (in allegato l’elenco dei beni colpiti dal provvedimento).

Si tratta di depositi di conti correnti, anche presso banche site in Svizzera, di polizze assicurative, di trentuno società interamente posseduto dal proposto, di quote di partecipazione detenute in sette società e di beni immobili, il cui valore, secondo un prudente apprezzamento, è non inferiore a 150 milioni di euro.

Tra le società sequestrate e confiscate vi è anche il gruppo editoriale  del quotidiano La Sicilia e di alcune emittenti locali.

Il procedimento di prevenzione era stato avviato il 19.01.2015 con richiesta della Procura Distrettuale e si è celebrato fino al gennaio 2018, a porte chiuse, per una precisa scelta di CIANCIO SANFILIPPO Mario.

 

In tale non breve periodo, questa Autorità giudiziaria ha sottoposto  all’attenzione del Collegio gli elementi che dimostravano la summenzionata pericolosità sociale qualificata del  Ciancio  e l’anomalo sviluppo del suo patrimonio; elementi  acquisiti nel corso delle indagini, eseguite con la consueta professionalità, dal ROS – Sezione Anticrimine di Catania, nonché gli esiti della consulenza patrimoniale accuratamente elaborata dalla nota società PWC (Price Waterhouse Coopers) e il patrimonio conoscitivo dei collaboratori di giustizia.  La Difesa, a sua volta, ha depositato documentazione ed ha interloquito nel corso della redazione della consulenza tecnica della PWC avvalendosi del proprio consulente di parte.

 

I profili di pericolosità sociale evidenziati dal Pubblico Ministero a carico di CIANCIO SANFILIPPO attengono in particolare:

  • Ai rapporti sinallagmatici intrattenuti dal Ciancio con gli esponenti di vertice della famiglia catanese di Cosa Nostra sin da quando la stessa era diretta da Giuseppe Calderone, rapporti poi proseguiti ed anzi ulteriormente intensificati con l’avvento al potere di Benedetto Santapaola alla fine degli Anni Settanta del secolo scorso ed al ruolo di canale di comunicazione svolto dallo stesso Ciancio per consentire ai vertici della predetta famiglia mafiosa di venire a contatto con esponenti anche autorevoli delle Istituzioni;
  • Alla linea editoriale imposta dal Ciancio alla testata giornalistica che vanta il maggior numero di lettori nella Sicilia Orientale, linea editoriale improntata alla finalità di mantenere nell’ombra i rapporti tra la famiglia mafiosa e le imprese direttamente o per interposta persona controllate dalla medesima; di non porre all’attenzione dell’opinione pubblica gli esponenti mafiosi non ancora pubblicamente coinvolti dalle indagini giudiziarie e soprattutto l’ampia rete di connivenze e collusioni sulle quali questo sodalizio mafioso poteva contare per mantenere la propria influenza nella provincia catanese;
  • All’impiego di grandi quantità di capitali di provenienza mafiosa investiti nelle iniziative economiche, anche di natura speculativa immobiliare, poste in essere nell’arco di numerosi decenni dal proposto.

 

I rapporti tra CIANCIO SANFILIPPO e cosa nostra sono emersi nelle seguenti specifiche vicende imprenditoriali in epoca recente:

 

  • Parco Commerciale Porte di Catania (realizzato): in tale vicenda CIANCIO è coinvolto poiché socio, unitamente a VIZZINI Giovanni (la cui figlia è coniugata con RAPPA Vincenzo, che appartiene ad una famiglia, alcuni dei cui membri sono stati condannati per fatti di cui all’art. 416 bisp.) e MERCADANTE Tommaso (nipote di CANNELLA Tommaso e figlio di MERCADANTE Giovanni, entrambi condannati per fatti di cui all’art. 416 bis c.p.). La realizzazione dell’opera venne affidata all’imprenditore BASILOTTA, sebbene vi fosse l’intendimento di coinvolgere l’imprenditore INCARBONE (INCARBONE Mariano è imprenditore condannato con provvedimento definitivo quale partecipe alla famiglia SANTAPAOLA mentre l’imprenditore BASILOTTA Vincenzo è deceduto durante il processo d’appello a suo carico, che lo vedeva imputato per fatti di cui all’art. 416 bis c.p.). Peraltro, le intercettazioni eseguite nel contesto investigativo Iblis, confermano che l’affare era infiltrato da cosa nostra attraverso BASILOTTA il quale vi aveva lucrato € 600.000, consegnati a LOMBARDO Raffaele (già Presidente della Regione Siciliana ed imputato per fatti di cui agli artt. 110 – 416 bis c.p.) che si era interessato al progetto cui partecipava CIANCIO SANFILIPPO;

 

  • Parco Commerciale Sicily Outlet (realizzato): in tale vicenda CIANCIO SANFILIPPO emerge sia quale proprietario dei terreni su cui è sorta l’opera sia quale socio nella Dittaino Development. Parte dei lavori, inoltre, sono stati eseguiti da BASILOTTA e INCARBONE.

 

  • Progetto stella polare (non realizzato): si trattava di un progetto della Stella polare S.r.l. relativo all’area sud di Catania dove si intendeva creare un centro congressi, strutture per esposizione, acquari, parchi divertimenti, cinema, gallerie commerciali ed altro. CIANCIO SANFILIPPO, proprietario dei terreni, risulta aver avuto un ruolo attivo nella gestione della complessa vicenda imprenditoriale, avendo finanche seguito personalmente l’iter relativo al rilascio delle previste concessioni e fungendo, in tale ambito, da anello di congiunzione con la pubblica amministrazione in luogo dell’Amministratore Unico.

Le intercettazioni in atti, inoltre, consentono di ritenere certo che il general contractor scelto era INCARBONE Mariano, di cui si è detto;

 

  • Costruzione di un insediamento chiuso ad uso collettivo a favore della base di Sigonella (non realizzato): a differenza della vicenda sopra descritta, nella presente, CIANCIO SANFILIPPO, oltre ad essere proprietario dei terreni  sui quali doveva sorgere l’opera era anche socio della Xirumi S.r.l., società che avrebbe dovuto realizzarla. Le intercettazioni in atti consentono, inoltre, di ritenere che la realizzazione delle opere doveva essere affidata a BASILOTTA Vincenzo;

 

  • Costruzione del polo commerciale denominato Mito (non realizzato): l’insediamento commerciale doveva sorgere nel comune di Misterbianco su terreni di proprietà di CIANCIO SANFILIPPO. L’iniziativa vedeva coinvolti  tanto CIANCIO SANFILIPPO quanto altre persone risultate essere in rapporti con cosa nostra palermitana e messinese;

 

Il Tribunale, letti i documenti e ascoltate le argomentazioni del Pubblico Ministero e della Difesa, ha ritenuto che CIANCIO SANFILIPPO Mario sin dall’avvio della sua attività, primi anni ’70, e fino al 2013 abbia agito, imprenditorialmente, nell’interesse proprio e nell’interesse di cosa nostra e che in ragione di ciò il suo patrimonio si sia implementato illecitamente, giovandosi anche di finanziamenti occulti e che anche il predetto sodalizio mafioso si sia rafforzato grazie ai fortunati investimenti realizzati per il tramite del Ciancio.

L’età avanzata e il tempo risalente degli ultimi accertamenti (2013) hanno indotto il Tribunale a escludere l’attualità della pericolosità sociale, ma tale conclusione, per disposto di legge, non consente al soggetto ritenuto pericoloso di continuare a detenere il patrimonio acquisito in ragione delle illecite cointeressenze,  sicché il Tribunale ne ha disposto la confisca.

Il provvedimento è stato eseguito ieri a cura dei Carabinieri del ROS e del Comando Provinciale di Catania.


La Replica di Mario Ciancio Sanfilippo

“Nell’ambito del procedimento di prevenzione a mio carico ritenevo di avere dimostrato, attraverso i miei tecnici e i miei avvocati, che non ho mai avuto alcun tipo di rapporto con ambienti mafiosi e che il mio patrimonio è frutto soltanto del lavoro di chi mi ha preceduto e di chi ha collaborato con me. Ritengo che le motivazioni addotte dal Tribunale siano facilmente superabili da argomenti importanti di segno diametralmente opposto, di cui il collegio non ha tenuto conto”, è il commento dell’editore catanese. “I miei avvocati – aggiunge – sono già al lavoro per predisporre l’impugnazione in Corte di Appello. Sono certo che questa vicenda per me tristissima si concluderà con la dovuta affermazione della mia totale estraneità ai fatti che mi vengono contestati, come dimostra la mia storia personale, la mia pazienza e la mia ormai lunga vita nella città di Catania”.


La Nota della Fnsi

Federazione nazionale della Stampa italiana, l’Associazione Siciliana della Stampa, l’Associazione della Stampa di Puglia e l’Associazione della Stampa di Basilicata esprimono preoccupazione per il sequestro del quotidiano “La Sicilia”, della maggioranza delle quote azionarie della “Gazzetta del Mezzogiorno” e delle emittenti televisive Telecolor e Antenna Sicilia, disposto dalla Dda di Catania nell’ambito della confisca di beni nei confronti dell’editore Mario Ciancio Sanfilippo.
Ferme restando le esigenze di indagine e nel rispetto dell’attività degli inquirenti, il sindacato dei giornalisti non può non evidenziare il rischio che tale provvedimento possa mettere a repentaglio la sopravvivenza di aziende editoriali che rappresentano un patrimonio per l’informazione nel Mezzogiorno. Per questo auspica che la situazione venga chiarita e si risolva in tempi brevi e che, nel frattempo, l’attività di gestione dei commissari giudiziari nominati per garantire la continuità delle aziende non pregiudichi l’autonomia delle testate e il regolare svolgimento delle attività redazionali, assicurando la piena operatività anche sotto il profilo del rispetto dei diritti e delle prerogative dei giornalisti e degli altri lavoratori.
Il sindacato dei giornalisti si attiverà da subito per incontrare i commissari giudiziari e chiedere garanzie sulla tutela delle testate e sulla salvaguardia dei livelli occupazionali.


La nota di Claudio Fava

sequestro del quotidiano “La Sicilia” nei confronti di Mario Ciancio diventi occasione per ribaltare la storia opaca di quel giornale e della sua direzione. Se vi sarà confisca, si affidi la testata ai giornalisti siciliani che in questi anni hanno cercato e raccontato le verità sulle collusioni e le protezioni del potere mafioso al prezzo della propria emarginazione professionale, del rischio, della solitudine.”

Lo afferma Claudio Fava, Presidente della commissione regionale antimafia.

“Togliere non basta – prosegue il parlamentare, che aggiunge: “occorre restituire ai siciliani il diritto a un’informazione libera, autonoma, coraggiosa.
Lo pretende anche il rispetto dovuto ai tanti, troppi colleghi uccisi dalla mafia e dai suoi innominabili protettori per aver difeso quel diritto contro ogni conformismo”.


La Nota del Sindaco di Catania Salvo Pogliese

In merito ai provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria contro le proprietà patrimoniali dell’editore Mario Ciancio, il sindaco Salvo Pogliese diffonde la seguente nota:

“Le misure di prevenzione al patrimonio dell’editore Mario Ciancio disposte dal Tribunale, sulla scorta di un ponderoso lavoro investigativo della Procura, rappresentano un segnale che deve scuotere istituzioni e cittadini e che tuttavia desta non pochi timori. Fermo restando il diritto di Ciancio e dei suoi familiari a potersi difendere in ogni sede di giudizio per dimostrare l’estraneità alle contestazioni, è necessario che le numerose attività imprenditoriali confiscate vengano garantite nella loro prosecuzione di libero mercato, per non aggravare il già fragile tessuto imprenditoriale locale, segnato da difficoltà economiche e tagli occupazionali. Se questo vale per ogni settore delle aziende assoggettate ad amministrazione giudiziaria, la preoccupazione si accresce per le attività editoriali che vanno garantite anche per la loro funzione sociale informativa, valore indispensabile di confronto e dialogo per una comunità che deve poter contare una stampa libera e autonoma. Un diritto che va tutelato in ogni modo, con la prosecuzione con piani editoriali che salvaguardino la professionalità dei giornalisti, in verità mai messa in discussione, ma anche la garanzia del mantenimento dei livelli occupazionali. Il giornale e le altre aziende editoriali del gruppo Ciancio devono continuare a rimanere patrimonio anzitutto di quanti vi lavorano con passione e competenza, come dimostra la disponibilità dell’autorevole giornalista Antonello Piraneo ad assumere la direzione del giornale La Sicilia, quotidiano che da oltre 70 anni rappresenta una colonna dell’informazione isolana”.


Antenna Sicilia per 36 anni nel cuore dei Siciliani.

https://etnea.blog/2015/10/28/antenna-sicilia-per-36-anni-nel-cuore-dei-siciliani/


Di seguito lo speciale “Liberi tutti” di Luca Rea che racconta  l’avvento di Antenna Sicilia, fondata da Mario Ciancio. Lo speciale racconta la serata inaugurale del 16 Giugno 1979 condotta da Pippo Baudo e di debutti importanti nell’emittenza siciliana per personaggi come Heather Parisi, Barbara D’urso e Beppe Grillo.

 

Annunci

Pubblicato il 24 settembre 2018 su ALL NEWS. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: